Intervista con il Maestro Nicola Martinucci (Italian Version)

Nicola Martinucci - Calaf

Nicola Martinucci è uno dei pochi grandi eredi della tradizione della scuola di Arturo Melocchi. Quando penso a Martinucci, vedo un tenore che sta senza paura di fronte a qualsiasi pubblico, cantando il più pesante dei repertori, e le tessiture piu’ ardue, con voce stentorea, solida come il granito, e con un’energia quasi mitica nella presenza scenica. Tra gli appassionati di tenori spinti, Martinucci è senza dubbio considerato un semi-dio.

Nel 1990, Martinucci ha cantato Andrea Chenier al Metropolitan di New York. In quell’ occasione, il critico del New York Times, Bernard Holland, ha fatto un’osservazione interessante riguardo all’entusiasmo incontenibile del pubblico.

Il Signor Martinucci ha fatto sentire la sua presenza attraverso la chiarezza ed un recitare focalizzato. Gli applausi selvaggi e prolungati… sembrava un po’ fuori norma…  Questa è New York City nel 1990…

(New York Times, 1 Dicembre, 1990)

Non credo che il Signor Holland apprezzasse il tipo di entusiasmo, quasi da fanatici, di cui godono i tenori di tipo Melocchiano nella sfera altissima del Martinucci. Non fu solo all’Andrea Chenier del Metropolitan che Martinucci scateno’ valanghe di applausi  furiosi. Queste ovazioni erano la norma ovunque. Per il vostro divertimento ecco Un di’ all’azzurro spazio da Andrea Chenier. (Nota mentale: il pubblico ha sempre ragione!)

Martinucci Un di all azzuro spazio

Nicola Martinucci proviene da Taranto. I Tarantini sono un popolo con una cultura e con coscienza comune formatesi nel corso di tantissimi secoli – la città e il porto essendo centri di commercio internazionale. I Tarantini sono laboriosi, senza paura, persone orientate alla famiglia.  Il portamento indomabile del tenore Martinucci sul palco è quello di un guerriero Tarantino fiero.  Le sue origini mi danno ulteriore motivo d’amare il suo Luigi nel Tabarro.  Penso che da Tarantino, Martinucci abbia una comprensione viscerale delle realta’ dure di vita tipiche delle citta’. Imbeve il suo Luigi di una passione non generica, ma piuttosto irrazionale e selvaggia. Quando canta “preferisco morire alla sorte che ti tiene legata” dice il vero; non e’ attore. Ascoltate la passione in questo canto.

Martinucci – Slatinaru, Folle di Gelosia – Il Tabarro

Dal punto di vista tecnico, è veramente impressionante sentire una voce dominare questo tipo di orchestrazione, con un lavoro di passaggio tra La bemolle e La naturale robusto come un muro di città antica. Martinucci non è mai apologetico di starvi in faccia con l’impressionante presenza sonora. Penso a Martinucci come ad un guerriero vocale. La sua presenza scenica non è di un soldato di fanteria britannica che sta in linea con la moschetta  ad aspettare l’assalto passivamente.  Questo è un guerriero spartano che ti spaccia se lo guardi malamente.

Martinucci è noto per le sue rappresentazioni di ruoli da tenore eroico, come Calaf, e Radames.

Martinucci, Celeste Aida, Verona

Ha dominato nel repertorio Verista, dove is trovava veramente nel suo elemento, ed ha comandato i riflettori in questi ruoli nel suo tempo.

Martinucci Vesti la giubba

Sorprendentemente, ha anche mostrato sfumature sottili, legato splendido, e grande sensibilita’ in opere come Poliuto, e Forza del Destino.

Martinucci – Zancanaro, La Forza del Destino, Le minacce e i fieri accenti

Senza ulteriori indugi, vi presento la mia intervista con Nicola Martinucci.

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JL: Quale’ il suo metodo diaframmatico per il sostegno del suono?

NM: La base di tutto, il motore della nostra voce è solo la respirazione. Per me la respirazione è dalla bocca e dal naso contemporaneamente, e l’emissione del suono avviene senza bloccare il diaframma, tenendolo lì fermo, senza spinte nè in dentro nè in giu. Fermo e sostenuto.

JL: Quale’ il suo metodo per abbassare la laringe ed aprire la gola?

NM: La laringe si abbassa nel momento in cui respiro correttamente.  Si abbassa naturalmente. In questo modo la gola è morbida e larga senza contrazioni.

(Apparte: E’ da tanti anni che ho detto alle persone che Melocchi (con cui aveva studiato mio padre) non ha mai insegnato ad abbassare la laringe forzandola, ma piuttosto attraverso l’inalazione energetica. Pubblicherò di nuovo in questo blog l’articolo sulla scuola di Melocchi che avevo precedentemente condiviso con il sito grandi-tenori.com)

JL: Cantando, come si tiene la laringe in basso man mano che si va verso l’acuto? Anche lei ha uno squillo ed un metallo straordinario nella voce. Come si sviluppa questo metallo intenso nella voce?

NM:  La laringe rimane bassa, se io respiro appunto bene, e penso alla corsa del fiato in avanti, senza bloccarlo, pensando che il suono è sempre lì dal basso all’acuto, cioè man mano che salgo verso gli acuti, non penso di salire di posizione, altrimenti la laringe sale anch’essa di conseguenza. Penso l’acuto dov’è il precedente suono, giù in basso.

Ma attenzione, questo non significa che rimango basso di posizione – niente suoni in gola. Il suono deve avere un equilibrio tra la maschera e la cavità. Non può essere solo maschera, altrimenti diviene uno spillo.  Ma non può essere solo cavità, altrimenti si affonda solamente, e non si puo’ piu’ salire; tutto rimane indietro, e si spacca la voce.  Quindi si canta con gola larga e morbida, e con proiezione del suono in avanti.  Solo così la voce corre, ed è ricca di armonici, e non stretta.

(Apparte:  Questo mi ricorda molto ciò che disse Caruso a riguardo:

Per quanto riguardo l’emissione delle note acute, si deve ricordare che la loro purezza e facilità dipendono molto dal modo in cui vengono cantata le note precedenti.  Incominciando nel registro inferiore ed attaccando le note ascendenti ben nel retro, un equilibrio deve essere mantenuto fino all’acuto, così la nota più alta riceve il beneficio ed il supporto della posizione originale della gola, e non v’è conseguente pericolo che la gola si chiuda e che le note alte vengano ristrette.)

JL: Come si copre la voce nel passaggio?  La tradizione parla di alleggerimento della fonazione quando si passa dal centro all passaggio o all’acuto. Come si canta l’acuto senza appesantire la voce?

NM: Man mano che si sale, se la voce è emessa sul fiato dalla prima nota, il passaggio ed il suono coperto, avvengono da soli, con naturalezza.  Bisogna dare solo più spazio alla bocca e mantenere la giusta posizione dal Do centrale al Do acuto. E’ tutto già lì, il suono si copre da solo, ripeto se emesso bene.  E poi mai appesantire o forzare, perchè pensiamo che in questo modo si senta di più; al contario, si sente di meno.

JL: A certi tenori la voce diventa piu’ piccola in teatro quando ascendono all’acuto anche se nello studio sembrano voci grandi. Ad altri la voce si espande in teatro, come a lei. Qual’e’ il segreto della voce che continua ad espandersi man mano che si va all’acuto?

NM: Il segreto perchè una voce corra e si espanda in teatro è cantare sul fiato e non sulla forza. Più si rimane morbidi, più la voce va, e acquista corpo e armonici, più si spinge, e più si rimpicciolisce.

JL: Canio dice che il teatro e la vita non son la stessa cosa. Che effetto ha avuto sulla sua vita essere un tenore?

NM: La mia vita e le mie scelte sono sempre avvenute in funzione della mia carriera di tenore. Una rigida disciplina ed uno studio intenso hanno contraddistinto tutti i giorni della mia vita di tenore, da 50 anni a questa parte. Una vita dedicata al canto.

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Nicola Martinucci continua ad essere dedicato alla sua amata opera, adesso condividendo la sua conoscenza con giovani cantanti in lezioni e masterclassi. 

Ho interpellato uno dei suoi studenti – un tenore impressionante, Giancarlo Monsalve.  Ecco cosa ebbe a dire a riguardo del Maestro:

Posso dirti che non vi sono insegnanti come il Maestro Martinucci in giro.  Spiega tutto – assolutatmente tutto… e come se non bastasse, da esempi mentre seduto, cantando Si naturali, Do, e Do#, con squillo incredibili. Così uno si rende conto dell’efficienza della tecnica Italiana, che è molt difficile da trovare qualcuno che sappia insgnarla, ma anche più dimostrarla.  Il Maestro Martinucci è capace di fare proprio questo, e la sua voce è  rimasta intatta come nella gioventù – prova di una vera tecnica efficace.

Voglio ringraziare il Maestro Martinucci per la sua generosità nel condividere la sua conoscenza della tecnica vocale, e per averla messa per iscritto!  Puoi trovare ulteriori informazioni riguaro al Maestro a www.nicolamartinucci.it, inclusi appuntamenti prossimi per masterclassi come pure informazioni per contattarlo.

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